OLTRE LA LUCE (ora A UN PASSO DAL MONDO)

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OLTRE LA LUCE
Il mio secondo libro, scritto all’età di 15 anni.

PERCHÉ HO COMINCIATO A SCRIVERE?

Questa volta, a differenza di Niya, so bene perché ho cominciato a scrivere.
Se Niya l’ho cominciato perché mi sentivo serena e felice, Oltre la luce l’ho scritto per elaborare un dolore profondo, una mancanza, un vuoto; una situazione che mi ricorda quel classico “casino” di cui tutti parliamo.
Era il 2 Dicembre 2014.
Erano le 18:30 circa.
E lei, la mia mamma, era appena stata ricoverata in ospedale.
Era stata una decisione presa poche ore prima; due sue amiche e colleghe sono venute a prelevarla da casa: non voleva andarci, in quel triste edificio sporco e bianco cadaverico.
Mi ricordo quando insieme, in camera sua, abbiamo messo su una valigetta rossa quei quattro indumenti necessari.
Prima di vederla partire, delle parole: “Ti prometto che te la riportiamo indietro”.
Ma non fu così, perché quella fu l’ultima volta che uscì da casa nostra.
Fu l’ultima volta in camera sua, l’ultima volta seduta su quel divano.
Quel momento fu l’ultimo di tanti altri.
Non sapevo cosa pensare in quell’istante, rimasta sola in casa.
Ho preso un quadernone a righe e ho cominciato a scrivere.
Volevo scrivere qualcosa per lei. Qualsiasi cosa, purché potesse tenerla in vita.
Credo di avercela fatta… ho mantenuto la promessa che le ho fatto quel Natale 2014.
Se avevo paura? Non troppa: dentro di me la speranza non si è mai spenta.
Non so se questo è stato un bene o un male, non so se ha solo contribuito ad illudermi o se mi ha salvata dalla depressione. So solo che la speranza è rimasta viva.
Sì, lo so che è triste, ma dai diamanti non nasce nulla; è dal letame che nascono i fiori.
Da ogni caduta ci si può rialzare più forti.
Se vuoi l’arcobaleno devi sopportare la tempesta.
Fa tutto parte di un disegno più grande di noi, prima o poi capiremo. Siamo la pedina di un progetto, abbiamo fiducia nella vita e non perdiamo la speranza.
Certo che mi manca, certo che sto male, certo che mi arrabbio.
Ma sono consapevole che tutto, prima o poi, passerà. Farà sempre meno male, non è così?
Tutto questo porterà a qualcosa di buono, assolutamente.
Mi fido della vita.
Perché alla fine va sempre tutto bene, perché dopo il buio c’è sempre la LUCE.
La luce dell’Amore che vince l’oscurità.

 

WHAT ABOUT “OLTRE LA LUCE”

Dentro di me sapevo che avrei scritto ancora, perchè scrivere mi piace, mi aiuta e mi libera da brutti pensieri e cattive emozioni.
Il mio problema allora stava nel famoso “cosa scrivo?!”
Ed ecco che la vita a modo suo mi ha regalato questa storia…
Che dire, in certi momenti penso che avrei di certo preferito non vivere mai questa storia.
Avrei preferito non pubblicare nessun libro e tenermi la mia mamma. Ma, oltre al fatto che non ho avuto scelta, spesso mi ritrovo a ringraziare la vita per tutto questo, perché, in qualche modo, mi ha resa migliore.
Migliore, nonostante il dolore e il vuoto creatosi precipitosamente e vertiginosamente dentro di me, perché di fronte alla malattia, ma soprattutto alla morte, si rimane con le mani in mano. Non si può fare nulla. Solo restarsene ammutoliti e impassibili.
Impotenti.
Prima non capivo perché l’Universo si è comportato così, perché ha voluto che soffrissi, perché ha voluto portarmela via; ma forse ora un motivo l’ho trovato e devo ammettere che ne sono rimasta stupita, ancora!
Insomma, detto in modo schietto, come si può trovare qualcosa di positivo nella morte di qualcuno?
“Non si può!” direbbe qualcuno.
“E invece si può!” dico io umilmente, dopo aver scritto questo secondo romanzo.
Luce, la protagonista di questa storia, è una ragazza sedicenne, un po’ fragile, con l’autostima sotto i piedi, molto sensibile e a volte anche egoista.
A vederla sembra una ragazza piena di difetti, a volte scorbutica, testarda, così tanto che gran parte dei suoi amici la abbandonano e se ne vanno.
Ma la verità è che Luce si trova ad affrontare apparentemente da sola la malattia della madre ed è arrabbiata con la vita. Luce non ha più voglia di vivere. Ha perso l’entusiasmo, l’allegria, come se avesse paura di sorridere troppo, come per prepararsi già a qualcosa di brutto che potrebbe arrivare a guastare tutto.
Leggendo, però, imparerete a conoscerla meglio, vi renderete conto della forza contenuta nel suo cuore e condividerete con lei emozioni e sentimenti che vi condurranno alla LUCE, quella vera, quella vitale.
Autobiografia? Non saprei: è semplicemente il racconto di un’esperienza che è capitata anche ad altre persone. Certo, alcuni pensieri e alcune riflessioni sono mie, perché ognuno affronta la situazione in modi diversi e io dispongo solamente delle mie emozioni.
“La morte per noi non è un punto, ma solamente una virgola!”
Spero che “Oltre la luce” possa trascinarvi con forza verso la consapevolezza del mondo vuoto e marcio che a volte creiamo inutilmente intorno a noi per nasconderci dalla realtà e per illuderci che le cose vadano secondo i NOSTRI piani; per poi riuscire a condurvi lentamente e silenziosamente verso la gioia e la libertà (che non è rassegnazione, anzi!) di un’accettazione interiore di se stessi e della realtà.
Le cose non andranno quasi mai secondo i nostri piani, perché andranno meglio: andranno secondo i piani di qualcuno che della vita ne sa molto più di noi!
Quindi, alla fine, va sempre tutto bene.
VA TUTTO BENE, CAVOLO! VA SEMPRE TUTTO BENE!
Capito? Non scordiamolo mai!

CON L’INTRODUZIONE DI PAOLA BERTI!

Bibliotecaria dal 1988 presso la biblioteca comunale di Tezze sul Brenta (VI), ecco chi è Paola… ma no, non è solo questo! Paola è una donna sincera, affidabile, allegra e capace di far ridere, sempre disponibile e gentilissima. In due parole, Paola è una GRANDE DONNA. Indipendentemente dalla sua professione, da ciò che ha studiato, da come pensa di essere. E tutti noi siamo (o saremo presto) grandi uomini e grandi donne, perché basta desiderarlo e restare nell’amore!
Andiamo al dunque. Devo ringraziare tantissimo Paola per aver accettato di scrivere l’introduzione ad “Oltre la luce”, un gesto davvero meraviglioso e altruista… poi, Paola, non ti dico la gioia che ho provato nel leggere le tue righe riportate qui di seguito! Grazie mille dal profondo del cuore! <3
<< Dopo “Niya Il respiro di Sara”, Sofia Scapin ci regala un’altra parte di sé nel suo nuovo libro “Oltre la luce”. Sofia è una grande lettrice e fin da piccola ha frequentato la biblioteca, ma ho avuto modo di conoscerla un po’ di più in occasione della presentazione del suo primo libro; abbiamo parlato a lungo ed è stato facile entrare in sintonia con lei, lasciarsi coinvolgere e travolgere dal suo entusiasmo, dal suo sorriso contagioso, dai suoi pensieri semplici eppure così profondi. Il risultato è stata una serata indimenticabile in cui Sofia ha saputo creare un’atmosfera particolare semplicemente essendo se stessa. Perché Sofia è “una persona speciale” che in un momento difficilissimo della sua vita ha saputo regalarci la speranza e la gioia di vivere. Tutti noi, quella sera, abbiamo dimenticato che in prima fila mancava Martina, la sua mamma, ricoverata in ospedale, che pure era presente, nel suo sorriso, nelle sue parole, nella “luce” che emanava… Luce appunto è la protagonista del nuovo romanzo di Sofia, una ragazzina che si trova ad affrontare e ad elaborare la malattia della madre. Quando si è segnati da prove così dolorose e ingiuste, può capitare di rifugiarsi in mondi paralleli quasi sfuggendo e negando la realtà, stordendosi con mille cose da fare, cercando di negare il dolore e la rabbia che umanamente ci colgono. Luce attraversa stati d’animo completamente diversi, che vanno dalla speranza, alla consapevolezza che ogni cosa ha un senso anche se al momento ci sembra incomprensibile, alla rabbia e al senso di vuoto che niente e nessuno può consolare. La capacità di Sofia di esprimere e dare voce a stati d’animo, sentimenti, paure, smarrimenti che sono propri dell’essere umano in ogni fase della sua vita, non può lasciare indifferenti, se si considera la sua giovane età. Sofia ha il coraggio che spesso manca anche a noi adulti, di abbracciare la croce, di accettare ciò che ci accade consapevoli dei nostri limiti ma ben sapendo che il dolore si può superare solo attraversandolo, perché, per quanto sorretti dalla fede, provare rabbia, paura, senso di vuoto è una reazione non solo comprensibile, ma indispensabile per andare “oltre” e riuscire ad intravedere finalmente uno spiraglio di luce, quella luce che erompe prepotente alla fine del libro. Sofia esprime attraverso la scrittura il suo mondo interiore ed ha la capacità di dare voce anche ai nostri sentimenti troppo spesso inespressi, mascherati dall’esigenza di mostrarci forti e infallibili in un mondo che ci vorrebbe sempre “in forma”, capaci di controllare tutto e tutti. Sofia è già cambiata, sta cambiando, come è giusto che sia, ma ogni “nuovo sé” che decide di condividere con noi, rivela ancora una volta la sua sensibilità, la sua profondità, la sua capacità di porsi domande sul senso delle cose e della vita, di esprimere quei dubbi che ci aiutano a crescere e a vivere pienamente, nonostante tutto.
Sull’amore
Si chiama amore ogni superiorità,
ogni capacità di comprensione,
ogni capacità di sorridere nel dolore.
Amore per noi stessi e per il nostro destino,
affettuosa adesione ciò che l’Imperscrutabile
vuole fare di noi anche quando
non siamo ancora in grado di vederlo
e di comprenderlo –
questo è ciò a cui tendiamo.
(Herman Hesse)>>
Non ho parole Paola grazie, grazie mille!

CON LA PRESENTAZIONE DI BRUNO FERRERO!

Nasce a Villarbasse (TO) il 5 maggio 1946. E’ un presbitero e scrittore italiano, appartenente ai salesiani. Esperto di catechetica con una licenza in teologia, è stato direttore editoriale della casa editrice salesiana Elledici fino al 2009. Attualmente è direttore de Il bollettino salesiano. Come scrittore, da oltre trent’anni, tratta temi di natura etica e religiosa. Ha pubblicato le sue opere sia con la Elledici che con altre case editrici. Con il suo stile unico e inconfondibile ha scritto numerosi e bellissimi libri per bambini e ragazzi sotto forma di racconti e piccole storie, tra questi, solo per ricordarne alcuni, 365 Storie per l’anima (Elledici, 2009), E’ di notte che si vedono le stelle (Elledici, 2012), Ci sarà sempre un altro giorno (Elledici, 2013), Quaranta storie nel deserto (Elledici, 1989), Il canto del grillo (Elledici, 1992), Cerchi nell’acqua (Elledici, 1994), E’ Natale, raccontami una storia! (Il pozzo di Giacobbe, 2012), 25 storie di Natale + una (Elledici, 2009), La storia di Don Bosco raccontata dal cane Grigio (EMP, 2011) La vita è tutto quello che abbiamo (Elledici, 2000), Diciassette storie col nocciolo (Elledici, 2005) e Il credo (Il sicomoro, 2013).
I libretti di Bruno Ferrero li conserviamo gelosamente io e mia sorella Emma nella libreria in camera nostra, guai a chi li tocca! Pensate che “A volte basta un raggio di sole” l’ho letto 13 volte da quanto bello!
Ma ora voglio raccontarvi come sono andate veramente le cose…
-28 OTTOBRE 2015, ore 16:00, SMS
-Papy:”Notizia bomba x te…. indovina?”
-Io:”… locandine?”
-Papy:”No! Bruno Ferrero ti fa la prefazione! Ma non solo… indovina?
-Compare il CONTATTO DI BRUNO FERRERO
-Papy:”Aspetta una tua telefonata -donnine di whatsapp vestite di rosso che ballano-”
Per questo, Bruno, un grazie enorme va a te! Così premuroso, sveglio, accorto e profondo!
Ecco la prefazione…
<<Dove il cielo e la terra si toccano, sulla riva di un rio che ospita anatre colorate di giorno e stelle scintillanti di notte e con loro canta le canzoni dello Zecchino d’oro, cresce un albero straordinario.
Il suo tronco è ricoperto da una corteccia dorata e, come tutti gli alberi creati dal Buon Dio, con i rami e le radici tiene il cielo attaccato alla terra.
Le radici di quest’albero sono speciali. Una metà di esse sono saldamente abbarbicate nel terreno. L’altra metà attinge la linfa, dolce e trasparente come il miele, dal Paradiso. Le foglie sono verdi nella parte superiore e di velluto bianco come le ali degli angeli nella parte inferiore.
E quando il vento del mattino soffia sulla chioma dell’albero le foglie cantano:
«Il primo papavero dell’anno dopo tre interminabili mesi d’inverno.
Lo vedi, riesci a vederlo il rosso fuoco di questo fiore? Il mio amore per te lo supera.
Il mio amore per te va oltre.
È più forte del fuoco, più del ghiaccio, della tempesta, dell’uragano. Più forte della violenza, dell’odio, delle tenebre, dell’ignoto, della paura.
Sì, più forte della paura. Più forte di me.
Perché è qualcosa che va oltre, oltre questo universo. Oltre la luce.
Il rosso di questo papavero non è nulla in confronto a te.
Te che sei la primavera di un inverno infinito.
Te che sei un urlo nel buio, l’eco della speranza.
Sei il mio tutto.
Non dimenticare. Non dimenticare ciò che siamo io e te insieme.
Buona primavera libellula!» (Pagina…)
Seduto su una nuvola, un angelo con l’arpa accompagna il canto con note di cristallo, mentre l’aurora incolla nastri rosa all’orizzonte. Le ghiandaie dall’elegante livrea grigia, grandi chiacchierone, diffondono la canzone tra gli alberi del bosco.
Alla sera, la brezza che scende dalle colline fa cantare alle foglie la Ninnananna:
«Buonanotte alle persone felici.
Buonanotte alle persone tristi.
Buonanotte a te, che non so come stai.
Buonanotte a chi dorme già e a chi, invece, starà sveglio tutta la notte.
Buonanotte a chi ride, a chi piange.
Buonanotte ai gelosi, agli angosciati, agli invidiosi, ai depressi, ai pessimisti e anche agli ottimisti; a chi gode nel vedere qualcuno gioioso.
Buonanotte a chi aiuta e a chi viene aiutato» (Pagina… ).
I violini dei grilli fanno l’accompagnamento. Le rane fanno la claque. I rospi, come sempre, bofonchiano.
A primavera, l’albero si carica di fiori dai petali bianchi e rosa a forma di cuore che portano incisi i messaggi dell’albero:
“Ridi, anche quando va tutto storto.
Ridi, anche se non sai come farlo, anche se non sai quanto fiato ti rimane.
Ridi, anche se il cielo è grigio, anche se il mare è arrabbiato, anche se le fiamme divampano.
Ridi, perché sei qui per questo; ridi, perché è la tua natura.
Ridi, perché ora puoi e non sai per quanto tempo potrai ancora farlo.
Quindi, ridi finché riesci” (Pagina…).
Il vento di mezzodì si diverte a staccare i petali, a farli volare lontano e portarli nelle case della gente. Ci sono petali che finiscono nell’insalata o nella frittata e portano il buonumore a tavola. Un professore di matematica che voleva affibbiare l’insufficienza a tutta la classe si trovò un petalo nel cappuccino e cambiò idea. Diede otto a tutti.
Con i primi profumi dell’estate, l’albero si carica di frutti. Sono tondi e succosi, con un profumo speziato invitante. Chi li mangia si sente invaso da uno strano benessere e se prima il suo passo era pesante, ora diventa inaspettatamente leggero, come se all’improvviso si trovasse a camminare sulle nuvole.
Questo non è l’unico effetto dei frutti dell’albero. Un ragazzo e una ragazza che si erano divisi uno dei frutti, hanno scoperto di amarsi. Un uomo in carriera, sempre affaccendato, dopo aver mangiato uno di questi frutti ha fatto una carezza a sua moglie, la prima dopo trent’anni. Una vecchietta sempre triste si è messa a cantare e un cane randagio ha trovato un padrone affettuoso.
Così il sindaco ha deciso che l’angolo di terra dove sorge l’albero si chiami «Il Parco della felicità».
È facile da trovare. Anche le mappe dei telefonini lo sanno indicare. Basta scrivere il nome dell’albero: Sofia.
Quello che adesso avete in mano è uno dei suoi frutti. Buon appetito!>>
Grazie mille Bruno, non trovo le parole, quindi mi fermo qui anche se la mia gratitudine e quella della mia famiglia è molto più grande di così, davvero! ;)

Allora, spero leggiate in tanti! Grazie anche a voi lettori!
#mammaquestoèperte #tivogliobene #family&love

 

ANTEPRIMA E BOOKTRAILER

22 DICEMBRE 2015
Ed ecco finalmente il book trailer di
OLTRE LA LUCE!

Dopo tanto impegno ce l’abbiamo fatta, ringrazio di cuore gli interpreti della famiglia Grendene e mia sorella!
Buona visione!
Inoltre volevo condividere con voi il testo tradotto della canzone “My Immortal, Evanescence”
“La mia immortalità
Sono così stanca di stare qui
Travolta da tutte le mie paure infantili
E se te ne devi andare,
Vorrei che te ne andassi e basta
Perché la tua presenza ancora si attarda qui
E non mi lascia sola
Queste ferite non sembrano guarire
Questo dolore è troppo reale
Ci sono troppe cose che il tempo non può cancellare
Quando piangevi, asciugavo tutte le tue lacrime
Quando urlavi, scacciavo via tutte le tue paure
E ti ho tenuto per mano per tutti questi anni
Ma tu hai ancora tutta me stessa
Mi affascinavi con la tua luce abbagliante
Ma adesso sono rimasta incatenata alla vita che hai abbandonato
Il tuo viso perseguita i miei sogni, che una volta erano piacevoli
La tua voce ha cacciato via tutta la mia sanità mentale
Queste ferite non sembrano guarire
Questo dolore è troppo reale
Ci sono troppe cose che il tempo non può cancellare
Quando piangevi, asciugavo tutte le tue lacrime
Quando urlavi, scacciavo via tutte le tue paure
E ti ho tenuto per mano per tutti questi anni
Ma tu hai ancora tutta me stessa
Ho cercato così tanto di convincermi che te n’eri andata
E anche se sei ancora qui con me
Sono sempre stata da sola
Quando piangevi, asciugavo tutte le tue lacrime
Quando urlavi, scacciavo via tutte le tue paure
E ti ho tenuto per mano per tutti questi anni
Ma tu hai ancora tutta me stessa”

28 Comments

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    sofi sei grande non vedo l’ ora di leggere il tuo libro…non mi deluderà, ne sono sicura. ti voglio un mondo di bene..continua così.♥

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